EICMA vs Motorshow, la rivincita delle due ruote sulla crisi

Una rivincita bella e buona quella del settore delle due ruote sulla crisi. Non sono i numeri a parlare, quelli fanno sempre paura.

Il mercato è in perenne flessione, per farvi un’idea ecco com’era la situazione a settembre di quest’anno: da gennaio ad agosto le immatricolazioni registrano 120.373 veicoli e un -25,5% (escludendo i veicoli delle Poste immatricolati l’anno scorso), di cui 77.699 scooter con un -26,6% e 42.674 moto pari al -13,2%. I 50cc arrivano a 23.321 unità, segnando dunque un -38,3%. Dividendo il mercato per segmenti: le enduro (13.913 unità) segnano un -5,4% tenendo quindi meglio delle altre; le naked (12.409 unità) si attestano a -18,9%; le custom (4.799 unità) scendono di un -6,9%; le moto da turismo (4.151 unità) marcano un -13,1%; le sportive (3.620 unità) subiscono un -23,3%; e infine le supermotard, con 2.865 moto, segnano un -14,7%.

Insomma il meno la fa da padrone, ma la reazione delle Case alla situazione è stata impressionante all’EICMA. In verità chi scrive non si aspettava tanto, piuttosto, una fiera della crisi, con modelli rivisti e qualche accessorio, niente di più.

Invece a Milano c’è una delle più belle fiere del settore da anni. Novità da ogni parte: scooter e moto di ogni marca si rifanno il look o tornano sulla breccia più belli e tecnologici che mai. Chi non si era mai avventurato in nuovi segmenti come la Kawasaki con il suo nuovo scooter o la MV Agusta con la Turismo Veloce, non sono inizia il cammino, ma lo fa alla grande.

Tornano vecchie glorie in chiave moderna come la VFR 800, mentre in casa Yamaha si esplorano nuovi orizzonti con la famiglia MT (in verità nata una un po’ più di 6 anni fa), la Piaggio ri sfodera la Vespa Primavera e la BMW, marca di solito tradizionalista, mette fuori la sua naked strapompata (la S1000R) e la nuova RT 1200. E poi ancora Husqwarna, Ducati, Suzuki, insomma nessuno sembra si sia presentato a mani vuote a Rho, mentre un po’ più a sud il piatto piange. 

A Bologna per la prima volta dopo 37 anni non ci sarà il Motorshow. L’unica fiera internazionale delle auto rimasta in Italia, anche lei ha chiuso, dopo la serrata del salone di Torino. Non c’è stato l’interesse delle case nel nostro mercato, sofferente e malmenato dalle fiscalità da una parte e dall’indigenza dall’altra.

Ma la moto è un’altra cosa. La passione aiuta a vivere meglio e al contrario delle auto – mezzi sempre più utilitaristici e omologati nei loro segmenti – le due ruote generano ammirazione, interesse e voglia di riscatto.

Dunque, a dispetto della crisi – Aprilia sta messa maluccio, con contratti di solidarietà e cassa integrazione – e della perdita continua di italianità – Ducati è ormai saldamente tedesca, nonostante l’italica vitalità di Borgo Panigale – le moto continuano a far girare le loro ruote. Un bel segnale per un settore e un indotto così duramente colpito dalla scure dei risparmi obbligati.

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