Roma, cosa non va nel nuovo piano del traffico

E’ stato presentato in questi giorni il nuovo piano del traffico del Comune di Roma. E’ tutto nuovo, è rivoluzionario, ma è sballato.

Il documento che è costato fatica all’assessore Guido Improta della giunta di Ignazio Marino, pur presentando spunti interessanti, è una raccolta di demagogia e di proposte verdi di improbabile applicazione.

Analizziamo il documento da come è stato presentato sui principali media in queste ore. Partiamo dalla riduzione del traffico privato. Il comune di Roma DEVE, per accordi con la Comunità Europea, abbassare le soglie di inquinamento e degli incidenti stradali. Ecco cosa si legge su Repubblica: nel 2012 a Roma ci sono stati quasi 16mila incidenti, che hanno causato oltre 20mila feriti e 154 morti. “Numeri da conflitto”, come li ha definiti Improta, “dovuti all’uso spropositato di auto e motoveicoli nella nostra città, ben 978 ogni mille abitanti contro i 415 di Parigi e i 398 di Londra”.

Verissimo, Improta però non ricorda o fa finta di ricordare che una delle principali cause di incidenti, oltre alla distrazione cronica dei romani al volante, è la scarsa manutenzione delle strade e di quello che c’è intorno. Molti sono i morti dovuti alle buche, qualcuno è anche rimasto vittima della caduta di alberi o di rami mentre percorreva una strada comunale. Altri ancora sono caduti sulle scie di olio e di gasolio lasciate dai mezzi pubblici (ATAC o AMA) sul già disastrato asfalto romano (e non parliamo dei sampietrini, tanto caratteristici ma impossibile da tenere in ordine con il traffico di torpedoni che li schiaccia costantemente).

Per questo motivo da anni, le amministrazioni capitoline che si sono succedute hanno glissato sulla manutenzione dell’enorme rete viaria della città, addirittura abbassando in più del 90% del territorio comunale il limite di velocità dai 50 km/h ai ben più scandalosi 30 km/h. Il tutto per non continuare a perdere le numerose cause intentate che i parenti delle vittime della strada fanno al comune.

Nelle foto della gallery a tal proposito ci sono tre foto. Una è di una buca romana, le altre due si riferiscono alla situazine di Parigi e Londra. Le commentiamo?

La limitazione delle emissioni inquinanti è una ltro tema interessante. Per gli obblighi con la UE i sindaci sono tenuti a mantenere bassi i livelli di polveri sottili e veleni vari. Ora, la domenica ecologica e le targhe alterne non servono allo scopo. Non lo dice questo sito, ma il direttore generale del CNR. Si tratta di una soluzione placebo che fa più male che bene alla popolazione. Sarà il caso di non bloccare ogni due per tre il traffico, piuttosto si cerchino soluzioni che non entrino a gamba tesa nella vita dei romani, già abbastanza provati dalla media di quasi 2 manifestazioni al giorno per le vie della città.

Altro passo del piano del traffico sta nella diversa organizzazione della circolazione. La giunta Marino non vuole il traffico privato e si ispira alle grandi capitali europee. Bene, ma su cosa è stato fatto il confronto? Sulla demagogia. A Roma ci sono 36 km di metropolitane e sono assenti i parcheggi di scambio oltre che le ferrovie. A Londra sono 360 i km della metro, a Parigi sei volte in più di Roma. Che confronti fanno al Campidoglio?

Limitare il traffico privato a favore delle bici e del trasporto elettrico è un’altra bandiera di Improta e Co. Bello, ma non si capisce dove viva questa gente. Roma è la città dei sette colli con una estensione territoriale vastissima. Provate ad abitare alla Garbatella e a raggiungere il vostro posto di lavoro in bici sulla Bufalotta. Se arrivate vivi (leggi buche), dovrete quanto meno farvi una doccia al vostro arrivo (a che ora?). Dell’elettrico non ne parliamo proprio. Prima di spingere questo tipo di mobilità si dovrebbe intanto far rispettare i divieti di sosta esistenti davanti alle colonnine che sono in città e poi parlarne. Oggi chi compra l’auto elettrica deve avere per forza anche un box per provvedere alla ricarica, cosa per nulla scontata. Stesso dicasi per le aziende, quante hanno un parcheggio (!!!) attrezzato per la ricarica? Pochissime.

Veniamo all’ultimo punto preso in esame: la limitazione delle due ruote private. Qui il fine è persecutorio. La scusa è sempre quella degli incidenti stradali, ma Improta lo sa che Roma è la capitale italiana (e a volte europea) delle due ruote? Se non lo sa, snocciolo due dati presi dal sito dell’ANCMA (la confidustria delle moto). Nel 2013 sono stati ventuti 15076 motoveicoli nuovi a Roma, mentre a Milano sono stati 11813. Ai numeri che vedete qui dovete aggiungere l’usato e l’indotto che questi mezzi generano. Limitare ancora le moto è insano, sarebbe come voler perdere posti di lavoro nella capitale coscientemente.

La cura di Improta e di Ignazio Marino per Roma, per come è presentata al momento sembra un metodo Di Bella per un malato ben grave. Il metodo giusto per una corretta gestione dovrebbe essere quella della soluzione dei problemi esistenti, non cercare a tutti i costi i titoli sui giornali. Demagogia e rivoluzione non servono, per ora.

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