Come negli anni 70, si ruba, si corre, si ribatte, si vende

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L’ultima volta che sentii parlare di queste cose ero ancora a scuola. Qualcuno che conoscevo, conosceva qualcuno che conosceva qualcun altro che dopo aver rubato dei motorini li rivendeva con documenti falsi e numeri ribattuti.

Avevo lasciato queste cose nei ricordi, ma una notizia di oggi sembra far tornare il passato. I ladri ci sono e ci sono sempre stati. Ma questi, ragazzi, hanno replicato un modello in voga negli anni settanta.

Rubare, correre e vendere. Il motorsport è costoso, costosissimo man mano che le moto si ingrandiscono (di cilindrata). Ecco, perché spendere tanti soldi se in giro ci sono tante moto da poter usare.

Ancora oggi si raccontano storie fantastiche di personaggi mitologici che usavano addirittura il parcheggio dell’Autodromo di Vallelunga come magazzino ricambi.

Il problema è che a questi disonesti – per essere politically correct – stavolta gli è presa la mano. Un po’ come i “bravi” della Banda della Magliana non si sono accontentati di partecipare, ma hanno voluto vincere letteralmente. Certo è che con gli occhi addosso fare sporchi affari deve essere stato difficile. La banda sembra sia stata scoperta da poliziotti con l’hobby delle moto, ebbene, sappiate che ce ne sono tanti di poliziotti non solo sugli spalti, ma anche in pista.

Una piccola lista: Michele Pirro, Simone Corsi e Danilo Petrucci, piloti del mondiale e poliziotti effettivi. Quindi grazie alla polizia quando lavora bene e grazie a quei poliziotti che hanno indagato anche nel tempo libero per scoprire questo scempio motociclistico.

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