MotoGP come il Calcio, sempre più lontano dallo sport

Non è facile gestire un campionato del mondo complesso come quello della MotoGP. Il mondiale delle moto spende sempre più soldi e fatica a trovarne nuovi, mentre crescono le personalità al suo interno.

Il potere fa gola a molti e qualcuno ne ha molto in mano. Ci sono i dirigenti ma anche i primi attori dello show, che vogliono sempre più spazio, attenzioni, fama.

Se è vero che alcuni uomini chiave sono dietro alle quinte del mondiale, altri ne fanno parte attivamente e sono sotto i riflettori. Si tratta di alcuni, potentissimi e fortissimi piloti. In cima alla piramide c’è Valentino Rossi, per forza di cose, il quale da solo controlla un impero economico e di potere di poco inferiore a quello della stessa Dorna.

Tra merchandising, management e contratti con televisioni (SKY e Movistar), “l’azienda” Valentino Rossi controlla ormai piloti e squadre della Moto3, Moto2, oltre ad incarnare il mito vivente delle due ruote. Per fare tutto questo ci vuole indubbiamente capacità e bravura, doti che non mancano di certo al Vale nazionale.

Le cose si complicano di recente con la crescente necessità di creare antagonisti a questo mito che è anche un centro di potere impressionante. La prima mossa il sistema la fece “inventando” nel 2008 Jorge Lorenzo. Il fresco bi campione delle 250 che veniva messo accanto allo squalo mangiamondiali Rossi. Sappiamo com’è andata.

Poi ci si riprova con successo stavolta con il fenomeno Marc Marquez. Faccia pulita, educato, obbediente, Marquez ha fatto la gavetta dal basso e come Rossi, prima di arrivare nella classe regina, ha vinto i mondiali nelle classi minori. Un predestinato. Come Valentino sale sulla Honda e fa subito meglio dell’italiano vincendo subito il mondiale della MotoGP, al debutto. Marquez è forte, uno dei migliori piloti della MotoGP degli ultimi anni.

Cosa è successo quindi? Non sembra ma è tutto più facile di quanto si potrebbe immaginare. La MotoGP ha sempre meno a che fare con lo sport. E’ uno spettacolo, tutto televisivo. Le TV pagano fior di milioni per i diritti e da un paio d’anni a questa parte, chi vuole vedere la MotoGP deve pagare a sua volta un abbonamento, succede in quasi tutti i paesi. Potere, soldi, interessi.

Il quadro si fa comprensibile quando si analizza il comportamento della Dorna negli ultimi tempi in fatto di comunicazione. Da una parte le superstar, poi se c’è tempo gli altri. Questo sta creando una differenza molto marcata nel paddock, dove hai più o meno visibilità se sei da una o dall’altra parte della staccionata.

Non solo, questo comportamenti del sistema ha accentuato la “sindrome della prima donna” sia tra i piloti che tra gli addetti ai lavori.

L’esempio degli accadimenti di Sepang sono lampanti. Marquez decide che Rossi non deve vincere il mondiale e provoca a tal punto Valentino da fargli perdere la testa. Rossi, che non si è presentato in conferenza stampa post gara in Malesia perchè qualcuno in Direzione Gara gli ha detto che era già finita e non per snobbare la stampa come è stato scritto in questi giorni, nell’incontro successivo con i giornalisti, dicendo “vedremo se sarò a Valencia” ha chiaramente minacciato il sistema, che ha bisogno di lui, più di quanto si possa credere. 

In questo contesto, il comportamento di Marquez e le successive isteriche reazioni di Lorenzo, hanno di fatto delegittimato un campionato che era riuscito a riaccendere l’interesse che le pay tv avevano affievolito.

Il sistema MotoGP ha le sue colpe e il segnale che Rossi ha dato lo sottolinea. In questo contesto ha senso parlare di un organismo che di fatto ha condizionato la faccenda Sepang, ovvero la Direzione di Gara. Ancora una volta la DG si dimostra molto più politica che non sportiva nel suo agire.

Sportivamente parlando, la reazione di Mike Webb, che è il direttore di gara, doveva essere tempestiva. Ragione o torto in condizioni simili a quelle di Sepang, si devono prendere decisioni chiare e non aspettare la fine della gara. Chi controlla le gare deve tenere bene in testa che i piloti sono esempi per milioni di persone, ragazzi e motociclisti.

In questo contesto, il sistema dei punti patente del pilota ormai lascia il tempo che trova. Si tratta di uno strumento che dilata nel tempo le decisioni, allargando la manica della premissività in situazioni che sono pericolose. Poi c’è la differenziazione tra categorie. In Moto3, ad esempio (e giustamente), vige il pugno duro nei confronti dei piloti che aspettano la scia in pista, in questo caso niente sconti, chi sbaglia viene retrocesso in griglia.

In MotoGP, invece, le decisioni della Direzione di Gara sono a banderuola, ovvero cambiano in base alle esigenze della TV (vedi la questione eliambulanza in Malesia, che non poteva volare, ma la gara non si tocca e allora, nessun problema) o della politica di sistema. 

Lo sbaglio per chi scrive e osserva, in questi casi, è il voler provare a dare delle soluzioni, per quello che posso vedere, le mie opinioni come quelle scritte nelle tonnellate di carta che si stanno scrivendo e sui terabyte che si stanno impegnando sul web e in video, valgono poco.

La questione è una sola, quando la MotoGP si avvicina al calcio come in questi momenti, significa che lo sport ha perso e che la politica e gli interessi stanno vincendo.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Loris ha detto:

    Forse hai ragione ,del resto credo che Stoner abbia lasciato facendo questa tua stessa analisi di quello che sta diventando o è già diventata la motogp (LUNGIMIRANTE)

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  2. capmarveljr ha detto:

    92 minuti di applausi. Sottoscrivo ogni parola. È quel che dico da molto prima del “fattaccio”. Solo quando usciranno di scena certi soggetti si tornerà ad uno sport per appassionati e tutti i commentatori della domenica, quelli da “carro del vincitore”, torneranno al calcio o a tristi spettacoli simili

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  3. Giuseppe ha detto:

    Bellissimo articolo, se non che un giornalista serio che scrive questo, dovrebbe stare fuori dalla mischia delle parti e non dare ragione a uno o all’altro.
    Qui si fanno apparire gli spagnoli come cattivi e l’italiano come buono, peccato che nessuno sia santo e che ognuno abbia la sua parte di colpe, ricordando che la verità dipende si dai punti di vista ma comunque sta sempre nel mezzo.

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  4. marcocostarelli ha detto:

    Perfettamente d’accordo con questa tesi. Secondo me è stato solo un gioco di poteri interni.
    http://marcocostarelli.com/2015/11/06/il-moto-romanzo-gp/

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