Aprilia va controcorrente anche stavolta

Non sanno resistere a Noale, la tentazione c’è ma di fare le cose come razionalità dovrebbe suggerire non se ne parla. Aprilia, ormai entrata nell’orbita della Piaggio da una decina d’anni, si è sempre distinta per le sue creazioni innovative, per i colori e le grafiche sgargianti e a volte discutibili e per le scelte in ambito sportivo, diciamo per essere buoni, suicide.

Chi scrive ha avuto a che fare con Aprilia negli anni, soprattutto conosce molto bene il reparto corse, che credetemi è un vero e proprio “sancta santorum” dell’ingegneria da competizione. Nella palazzina all’interno del complesso industriale di Aprilia, si sono avvicendati tecnici e ingegneri di deciso rilievo mondiale. Jan Witteveen è uno di questi, poi c’è stato anche Gigi Dall’Igna e come direttore sportivo Giampiero Sacchi.

Nel periodo di Sacchi e Dall’Igna, la politica e la tecnica andavano a braccetto e Aprilia Racing ha ottenuto anche con i marchi Derbi e Gilera delle gigantesche soddisfazioni, ma ci sono dei ma. 

Appena entrata in Piaggio, Aprilia ha perso la sua autonomia come è normale che sia quando si viene comprati. Purtroppo ha perso anche la sua genialità e la sua libertà di azione, soprattutto nel reparto corse.

5219Era la fine del 2004, il progetto MotoGP di Aprilia non aveva brillato negli ultimi due anni con la RSCube, ma il reparto aveva appena finito una nuova versione della moto, che Shane Byrne e Jeremy McWilliams provarono a Jerez per una ultima volta dopo la fine della stagione. La moto andava decisamente bene e molto meglio di quanto non avesse terminato la stagione a livello di tempi. Secondo i piloti, il tre cilindri di derivazione Cosworth era anche molto più trattabile grazie a degli affinamenti di elettronica e di meccanica. Insomma si poteva pensare di fare una stagione 2005 migliore. Ma tutti sapevano che non sarebbe stato possibile. Dall’alto, dalla Piaggio arrivò il niet al proseguio dell’esperienza in classe regina e si andò avanti, con successo nelle classi minori: la 125 e la 250.

Più avanti altre due scelte discutibili, la prima, quella di mettersi di traverso con la Dorna nel momento in cui Aprilia aveva il monopolio della 250, portò alla morte della quarto di litro e alla nascita della Moto2.

371435_4602_big_aprilia_moto_2Poi ci fu la cancellazione del progetto Moto2, inizialmente portato avanti dallo stesso Dall’Igna. La moto per la nuova categoria era pronta. In reparto corse avevano fatto del loro meglio per immaginare la migliore ciclistica possibile per il motore Honda e così nacque un prototipo che aveva un bel doppio trave discendente, molte parti in carbonio come il reggisella (mutuato dall’esperienza della 250)  e una carena molto simile a quella RSCube finita “in soffitta” senza aver fatto nemmeno un metro in gara. Quella stessa Moto2, messa da parte per ordine diretto di Roberto Colaninno, fortunatamente rivive nelle sue basi concettuali, nella SpeedUp di Luca Boscoscuro. 

Non basta perché quando c’era da battere sul ferro della Moto2, Piaggio,decise che Aprilia doveva cambiare mondo, andando in SBK con la sua RSV4. Ci sta. La nuova moto degli ingegneri, Romano Albesiano, Claudio Lombardi, Mario Manganelli e Gigi Dall’Igna era stata pensata per la Superbike. Una vera e propria moto da corsa con la targa anche perché era stata sviluppata in tutto e per tutto da Aprilia Racing.

Uaprilia_rsv4_2009_01na moto davvero eccellente che ha vinto due mondiali piloti con Max Biaggi (2010-2012) e Sylvian Guintoli (2014) oltre al mondiale costruttori con un bottino finale di sette allori. Non solo, la RSV4 è stata la base delle ART che hanno corso con il regolamento Open, vittoriose nella sub categoria della MotoGP con Aleix Espargarò, ma ha anche fatto da “mamma” alla RSGP del 2015 la quale condivide i carter motore con la versione di serie.

Ora, questa moto che ha dominato la Superstock con Lorenzo Savadori, ed è ancora una bella antagonista per la Superbike visti i valori in campo, non sarà schierata nel 2016 in forma ufficiale o privata. La decisione è ancora una volta centrale. Le risorse devono essere impiegate per la MotoGP. Una nuova RSGP è alle porte, completamente diversa dalla attuale e si spera più competitiva. Ma forse c’è anche un altro motivo. Da quando Gigi Dall’Igna è andato in Ducati, molti ingegneri lo hanno seguito e a fine stagione alcuni altri tecnici sono arrivati a Borgo Panigale. 

Romano Albesiano che è alla guida del Reparto Corse di Aprilia da quando Dall’Igna è andato via, ha fatto del suo meglio. Ma sulla sua testa, come su quella dei suoi predecessori, le decisioni “strategiche” prese ad hoc alla rovescia di quelle che dovrebbero essere, rischiano di far naufragare il marchio di Noale, che avrebbe potuto essere ancora competitivo nel mondo delle derivate di serie, parallelamente alla sua crescita in MotoGP, che non è ne facile ne scontata.

Le RSV4 Team Red Devils in SBK avrebbero potuto ancora combattere con le loro rivali, è la mia opinione, anche contro quelle più recenti.

Ma per essere contro corrente, bisogna essere particolarmente forti o fortunati, e visti i trascorsi…

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