Vintage Tour, Che esperienza!

Sono appena rientrato, le mie borse, staccate dalla moto sono ancora per terra, non le ho toccate. Sono appena tornato da una esperienza unica, fatta per oltre mille km da solo e per circa 2600 in compagnia.

Sono stati 10 giorni strepitosi, simbiotici con una moto che non mi ha mai tradito, nonostante abbia 30 anni suonati. La VFR può avere dei problemi ma come i migliori piloti del mondiale, ci passa sopra. Era successo nel viaggio con Alex e Max, quando aveva catena corona e pignone finiti ma non me ne ha fatto accorgere fino a che sono stato io a dare un’occhiata generale. E’ successo anche stavolta, quando una piccola perdita di liquido refrigerante mi aveva fatto temere di dover annullare tutto. E invece, è bastato stringere meglio una fascetta per eliminare l’impasse.

Ho ancora negli occhi il colore del mare in Croazia, un blu chiaro e profondo che fa a cazzotti con la terra brulla. Nel naso ho ancora l’aria frizzante dei tanti passi alpini fatti e dell’odore del fieno in alta montagna, sotto i piedi mi sento ancora le pedane della moto che vibrano e mi fanno capire di dover rispettare il mezzo che mi porta in giro. Tutto è ancora vivo e la mia presunzione è di farlo rimanere tale, scrivendo a caldo le mie sensazioni qui.

Bene, tiriamo le somme. Il “Vintage Tour”, pensato per celebrare il compleanno della VFR e anche per staccare la spina, è andato ben oltre le aspettative. La moto, stavolta assistita alla perfezione dai ragazzi della BRT Prototipi di Roma – anche in remoto mentre ero in viaggio, ve li consiglio, sono bravi davvero – si è sciroppata oltre 3600 km dei quali circa 400 sono stati su strada a scorrimento veloce o su autostrada. Il consumo medio è stato di 16 km/l, del tutto inaspettato per una moto ribattezzata in Inghilterra a i suoi tempi Very Frequent Refuelling. 

Anche il sottoscritto ha tenuto botta, viaggiando su un ordigno che non ha di certo il comfort di una moto moderna, i freni attuali e che sembra stato progettato in Scandinavia per la quantità di caldo che butta addosso a chi guida (il che d’estate non è che sia il massimo). Anzi, a dirvela tutta, avendo goduto al massimo della calorica cucina montanara, forse (macché forse!) ho anche messo su qualche Kg nuovo.

Il giro che ho appena concluso ha toccato 5 Paesi europei e non, contando anche l’Italia, con Croazia, Slovenia, Austria e Svizzera (e se mi gira faccio sei: esco e vado al Vaticano!). La pole in fatto di strade e ospitalità va all’Austria, seguita dalla Croazia (penalizzata dal fatto di non usare l’euro e de sti tempi è una rottura) e dalla Svizzera (che ha bellissime strade, ma no, con gli alberghi e la disponibilità delle persone, non ci siamo).

Metto scientemente l’Italia all’ultimo posto e vi racconto perché. Ieri di ritorno dalla Svizzera, sotto un’acqua decisamente fastidiosa, arriviamo a Chiasso dove rientriamo in patria e ad attenderci c’era la compilation definitiva delle buche mortali, proprio a pochi metri dall’ingresso dalla nostra parte. Lasciamo poi stare lo stato di abbandono di quasi tutte le statali affrontate fino in Liguria. Ci sono dei posti dove non sono mai passati nemmeno a potare le piante sui lati della strada che per passare nei due sensi di marcia si rischia di rimanere nei rovi. Eppure, abbiamo una tassazione svedese, porcogiuda!.

Ritornando alle cose piacevoli, vorrei condividere con voi una riflessione che riguarda i navigatori. Servono in moto? Sì, ma no vanno usati in modo maniacale. Con a disposizione una sport tourer d’altri tempi ho riscoperto il piacere della cartina, infilata nella borsa da serbatoio, con le pagine da girare e per questo con l’obbligo di fermarti per farlo. Ci dai un’occhiata una volta ogni tanto, magari ti perdi e vabbè se butta male, il navigatore lo accendi ma solo per il tempo necessario per rimetterti nella giusta direzione.

E invece ho visto fior di motociclisti con i capelli bianchi, smanettare fino allo sfinimento sullo schermo del GPS, altro che Pokemon! Ho visto anche gruppi di moto perdersi in blocco per una destinazione messa a piffero. Ragazzi, se siete in vacanza per arrivare dal punto A al punto B, che male c’è a passare da F?

Avrei voluto continuare questa avventura? Certo! Ma come tutte le cose nella vita, è necessario arrivare a una fine. La moto è la mia passione e sono tra i fortunati che può lavorarci con la passione. Ma è tempo di ricongiungermi alla famiglia e di raccontare e insegnare a mio figlio (che ha 6 anni) che una passione fa bene, completa e migliora la propria personalità e la conoscenza del mondo e delle persone.

Vi lascio con  la mega gallery finale, la lascio a voi, ma soprattutto la lascio a me, perché possa ritrovarla facilmente 🙂 !

 

Vuoi leggere tutto il diario del Vintage Tour? 

Parte 1

Parte 2

Parte 3

Parte 4

Parte 5

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Davide Roccia ha detto:

    Jolly da 10 gg in vacanza da solo, vai a casa, capace manco apri!
    Bel viaggio, interessante legarlo all etá della moto. A scrive nte se batte.
    E poi vecchia sì, ma V4 a cascata d’ingranaggi, campione SBK con Merkel, ed oggi passeggia col Bologna. Questa sì che è vecchiaia …. La portiamo pure al sagittario ?
    Ciao

    "Mi piace"

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