La MotoGP banna le ali e ha poca voglia di cambiare veramente

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In era di burkini e polemiche da ombrellone fa piacere vedere e sentire parlare i vertici della MotoGP anche di tecnica. Capita in effetti una volta l’anno che i grandi capi presenti nel paddock si confrontino, o cerchino di farlo, sui grandi temi del campionato e dello stato dell’arte della tecnica.

Ecco questa volta in Repubblica Ceca, dopo anni di conferenze noiose come un film in bianco e nero degli anni 40, si è scodellato qualcosa di gustoso. Peccato per me non essere stato presente.

Il succo della questione è girato intorno alle famose alette aerodinamiche sulle quali la Ducati sta spendendo soldi e tempo, a quanto pare con profitto.

Su questa storia, mi ero schierato, facendo collimare a mia insaputa il mio pensiero con quello dei costruttori giapponesi, che a loro volta sono arrivati dopo alla mia conclusione: le ali sono pericolose.

Vero, sono in carbonio, sporgono dalla carena e in un contatto possono causare traumi anche gravi anche se il buon Gigi Dall’Igna ha giustamente sottolineato come, dal 2015, quando hanno fatto la loro prima comparsa sulle moderne MotoGP (ma ricordiamoci che negli anni 70 fu la MV Agusta a farle provare ai suoi piloti), nessuno si è fatto male con le alette.

Mentre Shouei Nakamoto, dall’alto della sua esperienza nel motorsport, ha cercato di smorzare l’enfasi di Dall’Igna verso le “sue alette” , non si può negare al manager giapponese di aver ragione quando sottolinea che l’aerodinamica potrebbe far salire e di molto i costi di sviluppo, come accaduto nella F1. Quello che è curioso, però, è la corsa alle ali dei costruttori giapponesi nel momento in cui l’intuizione di Ducati e Dall’Igna stava funzionando. Una dimostrazione di poca coerenza, se non vi piacciono perché le usate e perché ne provate di nuove a ogni gara? Ah saperlo…

Nel discorso generale, però, devo riconoscere a Dall’Igna di aver almeno provato a cercare un settore di sviluppo per le MotoGP, che sono prototipi, ma sono anche castrati da un regolamento decisamente restrittivo. Pochi motori, monogomma, mono elettronica, insomma, l’ingegnere italiano aveva trovato qualcosa che le regole non avevano affrontato per bene. Le MotoGP progrediscono poco tecnicamente. Nulla di nuovo viene provato, nulla di “esotico” compare sulle moto tanto che con l’avvento delle race replica  come la Honda RCVS o la Ducati Desmosedici prima, nemmeno l’estetica colpisce molto. Le sfide tecniche ci sarebbero anche, ma la museruola regolamentare giustificata dalla carenza di budget non deve tarpare le ali (o le alette in questo caso) di chi ci prova.

A ben vedere le ali sono già una realtà nella produzione di serie, le adotta la Kawasaki sulla sua estrema H2R, che facciamo le vietiamo anche a loro che nella MotoGP non pensano di tornare?

Dopo la conferenza tecnica di Brno abbiamo capito una cosa, ci vorrebbe più estro e meno controllo di gestione, ma come fare? Si potrebbero diminuire le gare, 18 sono tante e Dorna pensa a 19, per far ingrassare la sua borsa dei diritti. Il che va anche bene, per lo spettacolo, ma non  per lo sport delle moto e dei motori deve essere necessariamente anche svilippo tecnico e tecnologico. Cosa lega la ricerca fatta sul campo della MotoGP con le moto di serie oggi? L’elettronica (mappe, controlli trazione, etc), e poi? La tendenza attuale vede le emissioni in testa, da tagliare, mentre le moto da corsa consumano come un incrociatore della flotta stellare, usano (quando non piove) dischi in carbonio che costano 8 mila euro l’uno e durano due gare con pasticche da mille euro l’una, carene in carbonio da 30 mila euro. Mentre dall’altra parte abbiamo le maggiori case motociclistiche che stanno per mettere sul mercato le nuove supersportive da 300cc, insieme alle crossover in tutte le salse. Qualcosa non quadra, no?!?

E poi abbiamo capito anche un’altra cosa dalla conferenza tecnica di Brno. Che l’Aprilia ancora non ha il diritto (o la forza) di dire la sua. Il marchio di Noale non era rappresentato da neessuno al tavolo delle conferenze della sala stampa di Brno. Vero che il marchio del gruppo Piaggio non è tecnicamente un “full factory”, per essere iscritta come Gresini Aprilia Racing, ma è comunque rappresentata nella associazione dei costruttori MSMA. Non aver visto Romano Albesiano alla conferenza di Brno è stato un vero peccato, considerando che Suzuki c’era, insieme a Yamaha, Ducati e Honda. 

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