Commentate col cervello

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Quanto sia difficile la vita di questi tempi è sotto gli occhi di tutti. Il lavoro non c’è e se c’è bisogna tenerselo stretto, c’è poca valorizzazione delle persone, il tutto per compensi magri in una società che spinge – per la sopravvivenza – a spendere sempre di più, con il risultato di una deflazione ormai deflagrante.

Ebbene, va forse inquadrato in questo scenario un nuovo personaggio, no, aspettate, una nuova classe sociale. Maurizio Crozza, con il suo Napalm51 l’ha disegnata benissimo. Il comico genovese ha fatto un cavallo di battaglia usando tutte le palate di merda che gli vengono continuamente addosso dai social. Niente di nuovo, quindi… No, ma vale la pena parlarne. 

Mi imbatto sempre più spesso in commenti assurdi, spesso sotto articoli che parlano di piloti. Si mette in discussione la capacità di guidare, il grado di bollitura dell’atleta, il fatto che sia antipatico (come se per andare in moto si debba essere per forza simpatici) e chi si schiera solo e soltanto da una parte, come se nel motorsport esistesse il tifo.

Bene, vorrei qui sotto dare dei piccoli consigli agli utenti dalla tastiera rovente, a quelli che sono dei leoni tuttologi nei commenti.

Primo, pensate. Mettiamo, per esempio, ci sia una notizia su un pilota che cambia squadra, un pilota non di primo pelo, che forse è anche nella fase discendente della sua carriera. Ebbene, commentare “per me quello ha avuto sin troppe occasioni, è finito, una pippa al sugo, farebbe meglio a sparire”, denota chiaramente un black out cerebrale. Un pilota che continua a correre lo fa per mille motivi, che se ci pensate trovate anche voi nella vostra capoccia: si va dalla passione al mero fatto di continuare a lavorare, con tutti i sacrifici che questo comporta. Vi svelo una segreto, i piloti si fanno – il 99% di loro – un culo esagerato per rimanere competitivi, veloci e quindi per trovare un ingaggio un anno per l’altro. Si un anno per l’altro. Difficile nella maggior parte dei casi avere contratti superiori alla stagione.

Secondo, rileggete. Un commento non è una frase buttata li e basta, è buttata li e li rimane (a meno che vi ricordiate di cancellarla, ma visto il punto uno, ne dubito). Rileggete bene il concetto, la forma, le argomentazioni. Molte volte si capisce alla terza parola se un commento è scritto con foga d’odio e se vale la pena continuare a leggere.

Terzo, abbiate chiaro il vostro scopo e le conseguenze. A volte si lasciano le dita libere sulla tastiera, libere di fare danni, quindi prima di scrivere, siate sicuri di quale sia il vostro intento. Volete perculare qualcuno? Volete lasciare il vostro punto di vista? Bene. Volete scagliarvi con odio verso un pilota, una squadra un team manager? Attenti. Le cause per diffamazione a mezzo stampa si fanno e si perdono, soprattutto per commenti o post fuori luogo pubblicati sui social. Quindi occhio che se nella maggior parte dei casi trovate chi se la prende ma non agisce, capita pure di trovare quello che se la prende e va a denunciarvi.

Detto questo, so benissimo che queste mie righe non argineranno il mare magnum di astiosi sociali, ne sono consapevole. Ma poi non dite che non ve l’avevo detto.

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