Prime linee e indipendents, campionati diversi

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Ci siamo quasi. Al caldo della Malesia i team sono arrivati e hanno aperto le loro costosissime casse dalle quali hanno già scaricato moto fantastiche e materiale prezioso che servirà ai collaudatori in prima battuta e ai piloti veri tra pochissimo.

Un’altra stagione è alle porte. Una stagione che non è già in discussione come quella passata, funestata da un mercato piloti iniziato troppo presto, che di fatto ha tolto interesse alla pista. Stavolta no, i contratti dei big hanno due anno di respiro per lo più e questo garantirà pubblico uno spettacolo si spera più interessante di quello dello scorso anno.

Si comincia, però sempre con la solita formula. Lo spettacolo della MotoGP non rinuncia a proporre un format trito e ritrito. Stiamo parlando dei piloti di prima linea e degli “indipendents”, ovvero i privati o presunti tali. Il mondiale non rinuncia dunque a uno stile di vita che è stato di fatto adottato alla fine degli anni ottanta, quando le moto competitive per i privati vennero di fatto abolite iniziando la scia di squadre ufficiali e non.

Tutta colpa dei budget, della sofisticazione tecnologica e anche dei mega ingaggi (sacrosanti) per i piloti migliori, tant’è che oggi la distinzione tra prima e seconda fascia nella MotoGP è marcatissima, al livello di gap prestazionale  importante tra ufficiali e privati. La migliore politica di marketing in questo senso la sta dimostrando la Ducati. Le moto da corsa nel mondiale della Casa di Borgo Panigale erano praticamente scomparse nell’era Preziosi, ovvero quando le Desmosedici erano diventate così complesse da far gettare la spugna prima a Casey Stoner (trasferitosi supervolentieri alla Honda) e poi a Valentino Rossi (ancora traumatizzato dall’esperienza felsinea).

Ebbene, la Ducati, oltre ad aver cambiato il vertice del reparto corse – ora saldamente in mano a Gigi Dall’Igna – molti uomini al suo interno e stile di lavoro, è nuovamente e sempre di più intrigante per i privati, che a prezzi certamente non di saldo, riescono a schierare moto non recenti ma efficaci.

Quest’anno ci saranno due generazioni di Desmosedici in campo (l’anno scorso erano tre), la GP16 e la GP17. Si tratta di moto potenzialmente super competitive ma che dovranno superare la prova della mancanza di ali. Sei Ducati private (2 Pramac, 2 Avintia e 2 Aspar), due Yamaha private (Tech3), tre Honda (2 MarcVDS e 1 LCR), 0 Suzuki, 0 KTM e 0 Aprilia.

Il fatto è che la distinzione tra ufficiali e privati crea una netta linea di separazione tra i campionati. Difficilmente e raramente i piloti di seconda fascia potranno giocarsela in condizioni normali con gli ufficiali. Poi potrà sempre capitare l’eccezione (vedi le vittorie di Crutchlow e Miller lo scorso anno), ma sappiamo bene che il gap tra prima e seconda fascia in gare normali viene contato in decine di secondi al traguardo.

Sono campionati diversi, sono budget diversi, sono interessi diversi. Nel mio essere appassionato, la speranza è quella divedere un outsider costantemente in mezzo agli ufficiali a dar fastidio.

So per certo che la realtà sarà diversa, con il mondiale che alla fine sarà un affare tra 4 piloti: Vinales, Marquez, Lorenzo e Rossi, che poi saranno in quest’ordine – secondo me – quelli che termineranno i primi test della stagione in Malesia.

Quindi forza outsider! Sarà dura, ma siete voi e sempre di più voi lo spirito sportivo della categoria.

 

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