L’abusato “Fattore C” nella MotoGP

L’allagamento della pista di Losail è solo l’ultimo episodio sul quale si sono scatenate le polemiche sull’organizzazione della MotoGP. Non è una novità, sappiatelo.

L’organizzazione, la Dorna, per quanto composta da persone esperte che ne hanno viste di tutti i colori, non riesce a esprimere una vera e propria catena del comando in grado di indirizzare nella direzione giusta le criticità che ogni evento può creare. Questo aspetto in particolare si è visto prima della partenza della classe regina a Locali, quando non era chiaro a nessuno, se, come, quando e perché si sarebbe iniziato a correre. Abbiamo visto piloti scuotere teste, team manager intorno al figlio di Ezpeleta, Mike Webb (Direttore di Gara) che vagava per la griglia di partenza, il suo ufficio e la pit lane in uno spettacolo tutt’altro che professionale.

Ma per farvi capire meglio cosa intendo per “Fattore C”, cerco di spiegarvi. Nella mia esperienza di addetto ai lavori, limitata nell’arco di soli 13 anni di frequentazione dei paddock mondiali in modo pressoché assiduo, ho assistito mio malgrado a tutta una serie di episodi che faticano a trovare una giustificazione organizzativa.

Dicevamo, Losail è solo l’ultimo episodio, ma non è il primo. La prima pista ad allagarsi in maniera drammatica fu il circuito di Misano Adriatico, nel 2007. Allora rischiarono addirittura la vita alcuni colleghi, non in pista, ma nel tentativo di passare sotto un cavalcavia a Misano città. Trovarono un lago nel quale la loro auto rischiò di affondare con loro dentro. In pista nel frattempo le idrovore non riuscivano a liberare le vie di fuga e tutta una curva risultava per più di un metro sommersa.

La cosa strana è che solo lo scorso anno la Dorna con la FIM e l’avallo della Safety commission dei piloti, sono riuscite a obbligare i circuiti a dotarsi di un drenaggio in grado di non permettere all’acqua di compromettere le gare. Tutti hanno recepito la norma, tranne Losail. In Qatar non piove spesso ma quando lo fa, beh sono dolori. Se cercate su internet lo scorso anno ci sono state delle vittime nei sotto passaggi, persone intrappolate nelle auto che sono affondate nell’acqua piovana. Per fortuna non è successo nulla questa volta, ma se una norma c’è (e c’è) beh quella pista non è omologata. Il problema è che la Federazione Motociclistica del Qatar e il locale Stato centrale, versano una ingente somma alla Dorna per far iniziare il mondiale a Losail (e per far finire quello della Superbike sulla stessa pista), tanti soldi che bastano – ad esempio – alla FIM per il suo funzionamento per un anno intero, quindi tutti a 90°, zitti e coperti.

Dicevamo il “Fattore C”. Ebbene la MotoGP ne ha giocati tanti di jolly. Prima degli allagamenti, più volte, i piloti della allora 125 e 250 hanno corso senza l’ausilio dell’eliambulanza. Mi riferisco alla trasferta cinese, quando, nel 2006, la MotoGP non fu fatta partire nelle prove libere per l’assenza dell’elicottero di soccorso, mentre si erano disputate le prove delle classi minori, senza pensieri. Da notare che se il primo ospedale per i piloti della MotoGP era a 150km, lo era anche per i ragazzi della 250 e della 125.

Un altro “Fattore C” ormai messo a bilancio e dietro l’angolo e si chiama Rio Hondo. Vi basti sapere che le due piste che servono i cargo che trasportano i materiali delle squadre (moto comprese) e della Dorna, 3 bei Boeing 747, posso usare solo le piste di atterraggio (e decollo) di Tucuman o di Santiago del Estero. Entrambe le piste sono corte e i cargo ce la fanno al pelo ad atterrare e a decollare in condizioni di asciutto. Se piovesse nel momento dell’arrivo degli aerei su quelle piste, ve lo dico adesso, niente MotoGP, perché gli enormi cargo dell’organizzazione dovrebbero per forza ripiegare su Buenos Aires, ovvero 1200 km circa più a sud che dovrebbero essere coperti in tempi brevissimi da camion verso il disgraziato (trad: senza grazia) circuito di Termas.

Insomma il “Fattore C” nell’organizzazione della MotoGP è abbastanza diffuso, forse messo a bilancio. Speriamo solo che duri.

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