Una storia di passione che va raccontata

Nel mio viaggio di esperienze nel mondo del lavoro e soprattutto nel settore delle due ruote da corsa ho incontrato molte persone che fanno mestieri di passione.  Tanti animati di buona volontà, tanti miti del motociclismo e alcune persone per bene che danno il loro contributo a uno sport e uno spettacolo bellissimo.

Vi voglio raccontare una storia che vale la pena essere raccontata, di un ragazzo coraggioso che ha mollato un lavoro “normale” per buttarsi di testa nella sua passione.

Incontro questo curioso ragazzone nel 2008, facevo il free lance e lavoravo nel mondale essenzialmente per l’Ansa, me lo presenta un amico comune, un collega della Rai Massimo Angeletti. Alex era impacciato. Più avanti eravamo in Qatar, prima tappa della stagione. Alex era di nuovo in mezzo a noi e cercava di capire se quell’ambiente luccicante poteva fare spazio anche a lui che voleva fare solo fotografie. Una passione, quella dello scatto, tramandata dal papà scomparso.

Il mondo del lavoro nel mondiale non è comodo né accogliente. Intanto è costoso perché solo per viaggiare insieme al circus bisogna investire molti soldi, poi non è per niente accogliente. Anche io sulla mia pelle ho sperimentato “l’accoglienza” nel paddock… All’inizio sei un corpo ostile, qualcuno che è arrivato da fuori visto come un ruba lavoro. Non è piacevole, ma fa carattere.

Lo stesso trattamento è stato riservato ad Alex, nell’ambiente ancora più ristretto dei fotografi che all’inizio lo hanno visto solo come un amatore con la macchina fotografica al collo, sottovalutandolo. Alex ha fatto tutto da solo e a testa bassa. Ha chiesto aiuto a poche persone che ha ripagato con un lavoro eccellente. Il primo aiuto concreto è arrivato da Giampiero Sacchi, che in qualche modo lo ha lanciato nel mondiale come ha fatto con molti piloti. Il manager ternano ha voluto aiutare un ragazzo umbro come lui inserendo Alex a forza nella sua squadra di collaboratori, perché vedeva in questo ragazzo la sua stessa volontà di emergere di quando era ragazzo. E poi per lui che scommetteva su un giovane pilota di Terni, Danilo Petrucci, preso dalla Superstock e buttato nella MotoGP, Alex era un completamento della squadra.

Da quando Sacchi ha deciso di aiutare Alex mi sono ritrovato ad aiutare questo giovanotto dal fisico importante. Abbiamo diviso le stanze degli alberghi e interminabili voli aerei, pista e sala stampa. Ho visto migliorare lo scatto di Alex, l’inquadratura e ho visto in lui un fotografo quando ha iniziato a farmi vedere una sua interpretazione delle immagini oltre a una curiosità e una inedita ricerca di novità nelle sue visioni dalla pista e dal box. Alex ha sviluppato una sua tecnica sia della inquadratura che del colore. Delle novità, prima bollate come sporcature artificiali, poi imitate da molti.

Per me è stata una soddisfazione quando Alex a Valencia nel 2014 ricevette – in prestito allora – la camicia verde del Team di Gigi Soldano, con il quale aveva iniziato a collaborare grazie a Tino Martino che ha visto in lui un ragazzo di talento. Inutile dirvi che Alex è nella squadra di Milagro, un team di professionisti quotati, tra i migliori al mondo nel motorsport.

Oggi mi fa piacere raccontare questa storia, perché Alex è sempre quel ragazzo genuino che ho conosciuto, educato e leale, nonostante oggi sia uno di quelli che vede le sue foto condivise da Valentino Rossi e pubblicate su molti giornali, uno di quelli che quando un amico fa un bel risultato, si commuove, come accaduto al Mugello, nell’abbraccio che vedete nella foto, un abbraccio che rappresenta la rivalsa di tante difficoltà che si affrontano per forza di cose quanto si decide di fare quel tuffo di testa nella passione. 

Avanti così.

 

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