Imola e la lezione (mancata) sulla responsabilità – UPDATE –

Non sono qui a recriminare su quello che non è successo a Imola domenica scorsa, sono qui a sottolineare quello che è successo. Volevo subito mettere le cose in chiaro, per farvi capire che non mi schiero con nessun fronte, se non con quello della sicurezza. Lo faccio da sempre, del resto, perché non farlo ora.

Andiamo con ordine. Imola è un circuito speciale, fantastico, magico e non ci sono dubbi su questo. Ma non si può dire che sia un circuito moderno. Le infrastrutture del Santerno sono datate, le vie di fuga appena sufficienti per le omologazioni FIM e FIA, di certo non sono un riferimento nel panorama mondiale. Non è un caso che a Imola le bandiere rosse vengano esposte molto spesso, del resto.

Quindi cosa è successo? E’ mai possibile che alle soglie del 2020 per un po’ di pioggia non si possa correre una gara di moto? Ebbene, è successo che i piloti, quasi tutti, si sono messi di traverso, facendo trasparire un altro fatto, quello della rappresentanza. Nella MotoGP i piloti possono esprimere i loro giudizi sulle piste attraverso la Safety Commission, che di fatto rende senatori con diritto di parola i piloti della classe regina, ma in SBK questo organismo non esiste. CORREGGO, GRAZIE A MARCO MASETTI: da due anni la Safety Commission è presente anche in SBK, me ne scuso con i lettori ero mal aggiornato.

La Safety Commission ha il potere di spingere affinché una determinata modifica venga fatta da un circuito in nome della sicurezza, non male davvero.

Cosa è successo domenica. Ebbene con democristiana gestione Gregorio Lavilla di fatto non ha fatto il suo mestiere, delegando ai piloti l’onore e l’onere di prendere una decisione su Gara2. Il meteo, con pioggie battenti, aveva di fatto già decretato la chiusura dei giochi in mattinata, ma si è dovuto arrivare fino allo schieramento in griglia di partenza per prendere una decisione definitiva. Chi ha deciso però non è stata la Direzione di Gara ne l’organizzatore del campionato, sono stati i piloti.

Se i piloti si organizzano sempre meglio, magari potranno finalmente dire la loro anche nelle derivate di serie, campionato ancora di serie C, nonostante sia ormai da anni in mano alla Dorna. che non ha mai avallato la possibilità di una Safety Commission in SBK.

Ma la cosa più evidente è la mancanza di managerialità di tutta una catena di comando che ora va messa per forza di cose, per evidenza degli eventi, in discussione. Chi decide cosa in SBK? Questa la domanda.

Direzione di Gara e Dorna a Imola si sono fatti scavalcare volutamente, facendo decretare la fine di uno show annunciato molte ore prima da chi di solito non può decidere nulla. Il bello è che a guidare la “rivolta” in modo palese sia stato proprio Alvaro Bautista (facilmente accusabile di aver cercato l’annullamento per questioni di classifica), che dall’esperienza MotoGP viene e quindi già abituato a dire la sua sulle condizioni di sicurezza della pista. Ora il presidente della società che gestisce l’autodromo del Santerno (che vorrebbe il ritorno della MotoGP), punta proprio il dito sul pilota spagnolo e sulla Ducati, Umberto Selvatico Estense non ha dubbi e afferma a Corsedimoto che non si è corso per “normali scelte tecnico strategiche”, negando di fatto la pericolosità dell’impianto con la pioggia.

Il fatto è che in questo disordine organizzativo e di comando, ora, tutti possono dire la loro, mentre con una gestione più responsabile, la parola fine a inutili e (vedrete) prolungate polemiche sarebbe già stata messa. Ma mancando una linea di comando in grado di assumersi delle responsabilità, succederà di tutto. Domenica sarebbe bastato chiedere ai piloti, in una stanza del circuito, le loro impressioni sulla pista e decidere, in modo univoco, chiaro e responsabile. Non è stato fatto e temo che questa non sarà di certo l’ultima volta che accadrà nelle derivate di serie.

Di certo questa non è la pubblicità della quale un campionato sempre sul filo della crisi ha bisogno.

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