#pendolaires, Coast to Coast da Buenos Aires a Quintero (Cile) su una Zontes X310

Non è come viaggiare in Europa. Non c’entra niente. L’Argentina è Paese enorme, troppo grande per chi viene da quella piccola lingua di terra che si estende nel mediterraneo chiamata Italia.

Tutte le volte ci penso, a come si devono essere sentiti i primi emigrati che dalle loro regioni devastate dalla prima e seconda guerra mondiale, quando “scoprirono” l’Argentina.

Grande, troppo grande per essere percorsa come noi a cuor leggero, in moto, giriamo per l’Europa. Il primo esempio  per farvi rendere conto delle grandezze, lo faccio con la provincia di Buenos Aires, che si estende come tutta la grandezza della Spagna e un pezzo di Portogallo. Ecco perché sto provando a fare un giro in questa terra sterminata.

Quindi eccomi in giro, direzione ovest, da Buenos Aires in un ideale coast to coast fino al Pacifico.  Inizio a dirvi subito che sto viaggiando da solo e sono in sella a una Zontes X310. Si una 310cc monocilindrica, cinese, senza virus, spero.

Non sono impazzito, prima di partire ho studiato. Mi sono documentato con molti video dei motovlogger locali, su tutti, Pablito Viajero un simpatico pazzo che si è già fatto in solitaria il giro completo dell’Argentina in sella a una vecchia Gilera 400 (la caprichosa, come l’ha battezzata lui stesso) e ora è di nuovo in giro con uno scooter Honda Econo 90cc con il quale sta scendendo a Ushuaia per poi arrivare, chissà quando, in Alaska. Altra fonte di ispirazione è Noraly, la ragazza olandese che vi avevo già segnalato, anche lei sta facendo la scalata verso l’Alaska, in sella a una Royal Enfield Hymalaian 400. Noraly è un caso a parte, i suoi video sono epici, per qualità di immagine e capacità di spiegazione (in inglese).

Veniamo a me. Io e la Zontes siamo partiti di venerdì, o almeno ci abbiamo provato. Eh si perché a circa 360km da casa (Buenos Aires) la moto ha iniziato a perdere liquidi. Per questo, sono tornato indietro, chiudendo la giornata con 720km senza essermi mosso. Quindi è vero, di venere non si parte!

Il giorno successivo, sabato, ho riprovato. La moto aveva smesso di perdere nella strada del ritorno il giorno precedente, quindi, con più attrezzi rispetto alla partenza falsa e con una latta d’olio, mi sono rimesso in marcia. Buenos Aires è immensa, ci ho messo quasi 2 ore per uscire dal traffico e dalle case della megalopoli.  Ripresa la Ruta Nacional 7 è iniziato un familiare cammino (lo avevo fatto il giorno prima) di pianura.

Le strade argentine sono diverse dalle nostre. L’autostrada può diventare da tre o più a una corsia per senso di marcia e comunque puoi trovare il casello. La cosa bella è che, fuori da Buenos Aires e fino a San Luis l’autostrada è gratis per le moto. Nella provincia di San Luis si paga 10 pesos a pedaggio (circa 30 centesimi di euro) più cara Buenos Aires che comunque mantiene pedaggi separati tra moto e auto.

La mia prima giornata è passata lenta e inesorabile, attraversando ettari e ettari di coltivazioni. Superando camion, mentre mi superavano macchine dirette ai vari paesini per i festeggiamenti del carnevale. La parte più difficile è stata arrivare a Villa Mercedes, luogo suggeritomi come tappa intermedia. Dopo i primi 500 km a circa 100/110 km/h, ti viene voglia di piangere. C’è comunque di bello che la Zontes beve poco, con 9 litri mediamente fai 200 km, sfiorando i 340 prima delle ultime due tacche dello strumento di bordo. Non mi posso lamentare della moto, anzi, è stata una scelta adatta. Non troppo lenta non troppo veloce (che non sarebbe servito a nulla con le strade di qui), la Zontes sta facendo il suo dovere sciroppandosi turni di strada alla media di 7500 giri minuto. La piccola cinese ha una bella sella che comunque risulta dura col passare delle ore, mentre la posizione di guida è corretta, da manuale. Il cruscotto è completo, manca la temperatura dell’aria esterna a fare i pignoli, l’unica cosa è che mente spudoratamente sulla velocità, rubando buoni 10 km/h rispetto alla velocità effettiva.

Ho usato poco, per ora, il computer di bordo. Invece di fidarmi del consumo medio e della schermata che mi indica quanti km posso fare con la benzina nel serbatotio, vado alla vecchia maniera, azzerando il trip ogni volta che faccio benzina, così so quanta strada posso effettivamente fare. Villa Mercedes è due province più in la rispetto a Buenos Aires. Per arrivare li, sono passato dalla provincia di Cordoba e poi per quella di San Luis.

La mattina successiva, domenica, mi sono messo in marcia verso le 8,30, galvanizzato dai “solo” 480km da fare fino a Uspatalla, località ai mezza costa sulle ande argentine. Beh, per farla breve, fino a Mendoza, sono andato nel piatto e nel dritto. Bisogna avere i nervi saldi per non scapocciare. Mi ha salvato la musica nel casco, perché stavo veramente pensando di lasciar stare.

A tutti i sacrifici corrisponde una ricompensa. Per quanto mi riguarda, come sono arrivato in vista delle montagne, mi sono sentito come quando da Roma arrivo alle Dolomiti in moto: felice. E le Ande non sono certo montagne normali. Brulle, senza vegetazione se non qualche cespuglio, ma immense e alte. Tanto alte. Uspallata è solo a 1900 metri, a me sembrava di aver salito una collina con qualche curva.

La notte la passo in una specie di hostel, la Hosteria Uspallata, dove ci dovrebbe essere almeno una piscina. E invece no, la piscina non c’è, o meglio c’è ma è poco più grande di una vasca da bagno con l’acqua che non è proprio il massimo della pulizia. Dormo nel silenzio della montagna, interrotto solo ogni tanto dal passaggio dei tanti camion che passano diretti verso il Cile o di ritorno in Argentina.

Il mio arrivo a Uspallata è giusto il giorno dopo del mega raduno motociclistico del Cristo Redentore, il raduno più alto del mondo, visto che si è tenuto a quasi 4 mila metri di altezza. Me lo sono perso, ma io che viaggio da solo, non mi sembro il tipo da raduni. Però incontro una folla di moto, dai 125cc in su, fino a pochi elitari possessori di Ducati Multistrada o Yamaha Ténéré 1200, ma si contano sulle dita di una mano. La mattina faccio una delle poche cose sensate, rifornimento fino all’orlo del serbatoio.

Non so, infatti quando,in Cile, potrò rifare benzina. La fila è lunga, ci sono moto e macchine, tutti hanno il mio stesso pensiero. Poi parto. Fuori da Uspallata gli alberi finiscono di botto. Resta la strada e le montagne. La strada sembra l’abbiano poggiata a caso li, dove la montagna lo permetteva. E infatti ci sono salite ripide, li dove noi avremmo messo un paio di tornanti, curve larghe che servono ai camion, doppie corssie alternate per favorire il sorpasso. Dei camion tra di loro però. Qui gli autisti viaggiano forte, anche ai 100 km/h, e spesso si prendono a sportellate tra di loro. Io con la moto mi sono sentito la pallina del flipper. Quindi, quando vedevo le scaramucce tra i professionals del volante, chiudevo il gas per stargli lontano.

Solo una cosa non avevo considerato. Il fatto che più si sale in quota, più l’ossigeno scarseggia. La prima ad accorgersene è stata la moto. Benché dotata di iniezione elettronica Delphi, la mia Zontes sopra i 2500mt ha iniziato a dare chiari segnali di mancanza d’aria. I suoi 35 cavalli senza biada hanno arrancato, se così si può dire, senza permettermi di superare i 100 km/h indicati. Non è stato un problema, perché il panorama intorno a me è indescrivibile. Le Ande sono il parco giochi dei geologi, le montagne a volte rosse, a volte verdi, rivelanno la presenza di numerosi minerali e una vecchia linea ferroviaria abbandonata, conferma che in passato da queste parti ci siano state delle miniere. Si può trovare di tutto a terra. Anche il sale, ce n’è veramente tanto che affiora. Una curiosità, la Ruta Nacional 7 arriva fino al confine con il Cile a 3200mt di altezza, poi la strada, dopo più di 1200 km di esistenza, cambia nome e si chiama Ruta 60.

Una delle mie mete di giornata è il Caracol, il dedalo di tornanti che caratterizza questa strada nel versante cileno. 29 curve adagiate sul crinale quasi verticale della montagna, in puro cemento. Uno spettacolo per gli occhi, una giostra farlo con qualsiasi mezzo.

Più le curve passavano, più sentivo vicino l’odore del mare. La mia bandierina era li a poco più di 200 km. Quindi dopo un frugalissimo pranzo a Los Andes, città che mi ha impressionato per la quantità in strada di ausiliari del traffico, mi sono diretto a Quintero, cercando di evitare il più possibile le autostrade, anche perché alla dogana, mi ero completamente dimenticato di cambiare i pesos argentini per quelli cileni. Questo mi ha portato su una delle strade più belle fatte fino ad ora, di montagna che costeggia l’autostrada 5, con curve e controcurve dalla pendenza da manuale, bellissimo.

Terminata questi 15 km di luna park, ho puntato verso la costa, per godermi l’Oceano Pacifico. Al contrario di Los Andes che comunque è a più di mille metri di altezza dove facevano circa 27 gradi, davanti al mare, la temperatura era quasi fredda. Bellissimo sentire l’odore del mare, pensando di aver fatto una piccola, incosciente impresa, 1430 km totali, da solo con una moto da 310cc.

Il bello è che non ho ancora finito. Stay Tuned.

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