La MotoGP sta cambiando davvero

Dopo un anno di rodaggio, ovvero dopo un mondiale 2020 in piena pandemia, che ha visto Joan Mir diventare campione del mondo, ora possiamo dirlo: la MotoGP sta cambiando davvero.

Marquez era fuori dai giochi per il suo grave infortunio, Fabio Quartararo aveva buttato alle ortiche le chance di vincere il titolo e la Yamaha era dilaniata dai contrasti interni, mentre Ducati era troppo impegnata a cacciare due piloti su due ufficiali che aveva per accorgersi di quanto stava accadendo.

Ebbene il mondiale 2021, alla luce delle sue sette gare si qui disputate, ci sta regalando una certezza: da ora in poi si devono rivedere le consuetudini. Partiamo con ordine.

Rossi c’era. Valentino non è più quello di una volta. Le continue cadute e la lotta disperata per entrare in qualifica almeno nei primi 5 (e non ci riesce) ne sono la prova. A 43 anni qualsiasi sport professionistico diventa difficile, figuriamoci questo, che prevede libertà di testa e fisico pronto. Non me ne vogliate, ma Rossi, con un’azienda che fattura milioni sulle spalle, un management da gestire, piloti da piazzare e chissà quante altre cose da pensare, tutto ha meno che la testa sgombera da preoccupazioni. Metteteci pure il fatto che, comunque vada, c’è da gestire la sua uscita di scena e la nascita di un team – il suo – che diventa autonomo in MotoGP. E qui si apre “l’affare arabo” che c’è, poi non c’è, che quasi c’è, che non ha forma e mette grattacapi perché in questi mesi ci sarebbe da dire a una eventuale casa motociclistica di fornire le moto, ci sarebbe da decidere quali piloti coinvolgere, ci sarebbe da creare una squadra di meccanici e ingegneri all’altezza del compito, magari facendo la “spesa” in qualche box. Quindi amici miei, Rossi c’era, è stato un grande pilota, è un grande campione, ma io a vederlo lottare per la zona punti, beh non ce la faccio proprio. E basta dire che la Yamaha non va, che mi sembra di vedere tutta un’altra storia, dalle gare alla classifica.

Fabio di Francia. Quartararo è quello più in palla di tutti. Ogni tanto “cappella” ma lo perdono perché a 21 anni puoi farlo. Certo la storia della tuta aperta per mezza gara a Barcellona è difficilmente comprensibile. Qualunque cosa ti sia successa, non rischi così la tua pelle per una scemenza simile. Comunque, anche quest’anno è solo Quartararo a decidere se vincere o perdere questo mondiale. Nel frattempo ha già dimostrato che: la Yamaha è una moto vincente; che nel box comanda lui; che Jarvis è innamorato di lui manco fosse una liceale. La M1 in mano del pilota franco-italiano vola, con o senza ali, con una naturalezza degna dei tempi di Rossi. Fabio guida pulito, entra cattivo, sfrutta ogni cavallo della sua Yamaha e ogni centimetro delle piste (a Barcellona pure troppi,ndr). Piace perché è fresco, perché si diverte e si incazza, insomma perché è genuino. Vedremo se porterà a casa il risultato.

Zarco, una conferma. Johann è rinato in MotoGP da quando è salito su una Ducati. Quando ha cavalcato la KTM, infatti, sembrava non saper più distinguere il davanti dal dietro della moto. Era andato in confusione totale, talmente grave da lasciare il box prima della fine della stagione nel 2019. Ecco ora è in lotta per il mondiale contro il connazionale Quartararo, in sella alla Ducati del Team Pramac, vera squadra di punta del marchio italiano. Non me ne vogliano i “rossi”, ma il team toscano sta facendo meglio di loro. Pramac, ricordiamocelo, è anche il team che ha allevato e svezzato gli ultimi nomi pesanti ufficiali, da Iannone a Petrucci, fino al line up attuale, con Bagniaia e Miller. Ma torniamo a Zarco. Il pilota nato a Cannes che abita ad Avignone (anche lui ha origini italiane come Quartararo) ora è lucido, conservativo, maturo come ai tempi dei mondiali conquistati in Moto2. Questo significa che l’ambiente intorno a lui non gli mette troppa pressione, lo protegge. Questo è quello di cui ha bisogno Johann. Il suo talento in questo caso esplode e la rivalità con il connazionale è una benzina efficacissima. La lotta gallica in MotoGP ci farà divertire.

KTM efficienza austriaca. Quando gli “arancioni ” sono entrati in MotoGP, in molti nel paddock avevano pensato che avrebbero galleggiato come ha fatto Aprilia, per un bel po’, prima di ottenere dei risultati che andassero oltre a qualche piazzamento. Niente di più sbagliato. KTM ha fatto le cose per bene. Ha comprato molti ottimi ingegneri, alcuni anche da Aprilia e da Ducati, ha messo sotto contratto Dani Pedrosa e lo ha ascoltato, ha scelto piloti in crescita ma dall’alto potenziale, e ha vinto la sua scommessa. Per ora le vittorie sono arrivate con Binder e con Oliveira (l’ultima proprio a Barcellona) che, come la KTM agli inizi, nessuno dava per “buoni”. Mai sottovalutare chi lavora davvero. Una lezione che in molti dovrebbero apprendere nel paddock.

Aprilia cosa ti manca. Per Aleix Espargarò manca il motore, ma forse quello che manca davvero alla compagine di Noale è un Pilota. L’ho scritto con la maiuscola, perché ci vuole uno in grado di fare quel clic in più quando serve. Quindi parlo o di un ex campione del mondo (anche della Moto2) o di un ex contendente al mondiale. Qui la scelta di ingaggiare Andrea Dovizioso per fare da test rider per la stagione in corso è cruciale. Andrea deve correre e lo farà, management permettendo, la prossima stagione. Ma Aprilia adesso con questo Pilota tra le mani deve fare esattamente come ha fatto KTM con Pedrosa, ovvero ascoltarlo. Capire le sue sensazioni, facendosi raccontare tutto, apprendendo dalle esperienze dell’uomo. Solo così potrà migliorare una moto nata bene. Per inciso, Aleix mi sta simpatico, ma è in MotoGP da eoni e non ha mai vinto un mondiale. Tra lui e Savadori per il 2022, rinuncerei allo spagnolo, ha dato alla causa e per questo va ringraziato, ma serve aria nuova, con un talento che cresce e un vero pilota che cerca di fare risultati. Espargarò lo vedo bene come tester incazzato. Magari così farà progredire ancora di più la RSGP.

Mi fermo qui per ora. Se avete qualcosa di dire, fatelo qui sotto o commentate dai social.

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