Il flop Honda in MotoGP si chiama Puig

Se è vero che tutto quello che sale prima o poi scende, il compito di un bravo manager dovrebbe essere quello di cercare di rendere la discesa il più dolce possibile.

Questa cosa non sta accadendo al Team Honda ufficiale in MotoGP, la mitica espressione diretta della HRC, reparto corse di eccellenza della casa giapponese, sta esprimendo scelte una più disastrosa dell’altra.

C’è un ingranaggio nel box ufficiale Honda che lavora a fasi alterne, ma non è un pezzo meccanico, è una persona: Alberto Puig.

L’ex pilota della 500 ha portato nel team ufficiale della Casa con l’ala la sua visione da “tana delle tigri” che in parte ha funzionato con il samurai Dani Pedrosa, pilota campione del mondo della 125 e della 250, mai in grado di mettersi sulla testa la corona della MotoGP. Bei risultati, penserete, beh, peccato che quello stesso pilota, non possa vedere il suo ex mentore nemmeno in cartolina. Anzi, KTM deve ringraziare proprio Puig per avergli spinto tra le braccia Dani Pedrosa, che, come stiamo vedendo, ha lavorato come un matto per far andare la moto austriaca meglio della Honda, al momento riuscendoci.

Alberto Puig ha fatto delle scelte, e questo è quello che si chiede a un manager, ma è anche vero che, chi sbaglia dovrebbe pagare in qualche modo. Analizziamo gli ultimi fatti, partendo dall’ingaggio non proprio a buon mercato di Jorge Lorenzo. Il pilota spagnolo che non ha brillato con la Ducati e che di fatto è stato cacciato da Borgo Panigale non prima di aver pagato somme milionarie al maiorchino, è stato accolto in Honda con un ruolo non ben definito. Jorge doveva correre ma non poteva dire che la moto doveva progredire. Il risultato è stato evidente, con Lorenzo che ha appeso il casco al chiodo alla fine della stagione 2019, terminata in diciassettesima posizione con soli 28 punti, un risultato mai raggiunto dal pilota spagnolo.

Al posto di Lorenzo, Puig chiama Alex Marquez, fratello di Marc, fresco campione del mondo della Moto2. Il 2020 però è l’anno nero del mondo, quello della pandemia. La MotoGp non sa se riparte, come e quando. Alla fine il campionato si fa e Marc si infortuna all’omero destro nel GP di Spagna e inizia il suo calvario. Viene chiamato al suo posto il collaudatore Stefan Bradl, mentre il rookie riceve in cambio il trattamento Pedrosa, ovvero un carico di pressione impressionante sulle spalle che lo spinge a rischiare. Molto spesso nella stagione 2020 Bradl ha fatto meglio del compagno di squadra titolare, mentre l’altro pilota sotto contratto HRC, Takaaki Nakagami che corre con i colori del Team LCR, termina la stagione come miglior pilota Honda in decima posizione. Nel frattempo, Puig si affretta a dire alla stampa che il 2020 senza Marc Marquez, out per le operazioni al braccio e per il recupero, non è da calcolare. Un errore grave di valutazione che ammette implicitamente di aver puntato solo e soltanto sull’otto volte campione del mondo senza una vera strategia di crescita per i piloti e per la marca.

La Honda è una moto ostica, spigolosa e difficile da guidare al punto che alla fine della stagione 2020 appenderà al chiodo il suo casco anche Cal Crutchlow, che non sceglierà però la pensione, ma firmerà un contratto per diventare collaudatore della Yamaha sempre in MotoGP. Dopo Pedrosa alla KTM, un altro regalo a una marca concorrente.

Il 2021 è l’anno del ritorno di Marc Marquez, nel frattempo Alex Marquex che pure aveva fatto un podio in Francia nel 2020, viene mandato via dal Team HRC e mandato al posto di Crutchlow nel Team LCR. In effetti il giovane Marquez è stato “cacciato” dal Team Repsol durante il 2020, quando Puig corteggiò e infine convinse Pol Espargarò a firmare per il team ufficiale, puntando ancora una volta su un “non” giovane che ha fallito l’unico obiettivo che aveva in KTM, ovvero quello di vincere la prima gara in MotoGP per la marca austriaca, risultato ottenuto da Brad Binder e bissato da Miguel Oliveira.

Con Pol Espargarò in HRC e il ritorno di Marquez, Puig si aspettava una stagione trionfale a partire dal Qatar quest’anno. Nulla di più sbagliato. Marquez non è ancora in forma ed Espargarò non è quello che ci si aspettava. La Honda è più difficile da guidare che mai. Espargarò non la sa ancora interpretare, tant’è che il migliore in classifica tra i piloti Honda al momento è ancora una volta Takagami.

Il box Repsol non è più così unito da quando Marquez non è più il pilota in grado di coprire le magagne vincendo i mondiali e siccome le squadre non le fanno i piloti, ma i manager, il flop Honda di questi ultimi tempi deriva dal management e dalle scelte fatte fino a qui.

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