Martin fa la differenza, Rossi un passo indietro

Che bella sorpresa. Jorge Martin l’ha fatta a tutti. Il GP di Stiria, primo di due al RedBull Ring, ha dato spettacolo e ha confermato il talento del giovane pilota del Team Pramac che ha visto la prima vittoria proprio con Martin dopo anni di inseguimento del successo.


Martin ha fatto tutto bene, pole, record e vittoria. E pensare che nessuno lo dava per vincente nemmeno domenica. Anzi, uno che ci aveva visto giusto, lontano dalla pista, è stato Alex De Angelis che in collegamento da Milano per SKY aveva ipotizzato la vittoria del cavallino spagnolo.


Del resto quando ti presenti in gara dopo aver fatto la pole position e il record della pista, forse una ambizione di vittoria ce l’hai. Il bello della MotoGP è anche questo, un nuovo vincente in una stagione che sembra dirigersi nelle mani di Fabio Quartararo, che ha difeso la leadership del mondiale con un podio che lo fa balzare a quota 172 punti, 40 in più di Johann Zarco.

Il francese del Team Pramac, ancora in lotta per il mondiale, ha una nuova occasione di fare bene a ferragosto quando si correrà per la seconda volta in Austria. La lotta per il titolo è un derby francese di ragazzi di origini italiane, possiamo consolarci così visto che Francesco Bagnaia, unico tricolore a poter contare su una moto 100% factory, non sembra poter entrare concretamente nella lotta per il titolo, almeno, non più, ed è un peccato.


Ora però, dopo la pausa estiva abbiamo capito un po’ di cose. Ducati ha un team forte e un team factory, quello forte si chiama Pramac, mentre quello interno non sta brillando. In questa situazione ci si mettono anche i piani per la prossima stagione con altri team che dovranno (potranno o potrebbero) ricevere moto ufficiali e non. Sto parlando del Team Gresini e soprattutto del nascituro VR46 MotoGP.

Quest’ultima entità schiererà Luca Marini, costantemente in lotta per la zona punti e un altro ragazzo del vivaio di Valentino Rossi. Il problema è che questo team, che è al centro di una querelle riguardo la presunta sponsorizzazione di non si sa bene quale emiro principesco degli Emirati Arabi, dovrebbe ricevere nel 2022 da Ducati materiale ufficiale.

Non metto in discussioni le capacità gestionali di Gigi Dall’Igna che conosco, ma mi permetto di essere dubbioso sull’effettiva capacità della fabbrica e dei suoi fornitori nel dover soddisfare le necessità di così tanti clienti. La Ducati non è la Honda e il reparto corse gestito da Dall’Igna non è così grande come lo è la HRC, ad esempio. Suzuki, che certamente non è un marchio di secondo piano nel panorama mondiale della produzione di auto e moto, per esempio, non vuole fare anche solo due moto in più, figuriamoci 8!

Ci sarebbe poi la questione soldi. Sicuramente Ducati avrà un contratto con VR46 per la fornitura di moto e materiale tecnico, ma cosa accadrebbe se la “favola del principe” dovesse rivelarsi una gigantesca bolla di sapone. In un dettagliato articolo, strutturato e pieno di riferimenti concreti, il sito Misterhelmet.com ha svelato molti particolari discutibili sui presunti partner che la VR46 starebbe prendendo a bordo del progetto MotoGP.

Faccendieri italiani, città del futuro da costruire, film mai fatti, moto a quattro ruote motrici che devono fare gare tra poco e poi droni e mongolfiere che seguono l’evento, oltre a sedi millantate farlocche e altre stranezze, di cui stranamente non ha voglia di parlare nessuno. Il paddock dei media per molto meno, in passato, sarebbe andato a caccia della notizia e della conferma, ma non è questo il caso. Si preferisce non fare domande o non parlare per nulla di una cosa che se fosse confermata getterebbe il progetto di Valentino Rossi nel discredito. Allora meglio non chiedere, meglio non parlare, una vergogna.


Nel frattempo, i media si sono concentrati sul ritiro di Valentino Rossi dalle competizioni. Il nove volte iridato appenderà il casco da moto al chiodo a fine stagione. Ce lo potevamo aspettare. Rossi purtroppo ha perso competitività in confronto ai giovani leoni della MotoGP e non poteva fare altro perché a meno che non avesse scelto di correre nel suo futuro team in MotoGP, nessuna casa aveva per lui progetti o moto ufficiali disponibili. C’è un tempo per ogni cosa. Valentino ha fatto del motociclismo uno sport di massa, elevandolo a concorrente della Formula 1, ha scritto pagine indelebili del nostro sport, ha fatto tutto come nessun altro. Per lui, forse, non c’era scelta che smettere.

E da come lo ha annunciato, quasi senza emozione, la scelta era stata già abbondantemente digerita.

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